UVA: LA REGINA DELL’AUTUNNO

Settembre è il mese che profuma d’uva e vendemmia, i filari di vite costituiscono un aspetto colorato e irrinunciabile del panorama mediterraneo, e se la raccolta dell’uva ha un valore quasi magico nella realtà contadina è perché l’uva viene impiegata per la produzione del vino, e per l’apprezzabile dolcezza che questo gustoso frutto regala alla nostra tavola.

Il dolce frutto dell’uva proviene da una pianta, la vite (vitis vinifera) coltivata dagli egizi già 4000 anni prima di Cristo e oggi diffusa in tutto il Mediterraneo. Si presenta in grappoli di forma diversa, formati da un raspo o racemo che racchiude l’intelaiatura sulla quale troviamo gli acini o bacche di vario colore. Gli acini tondi e succosi sono una miniera di vitamine A, B1, B2, B6, C, sali minerali come ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio e rame. La presenza di acido tannico e fenolo conferiscono all’uva un’attività antibatterica e antivirale, mentre l’acido caffeico, l’acido cinnamico, le antocianine, i flavoni e le catechine contenute nella buccia fanno di questo frutto un importante antitumorale.

Buccia e semi contengono polifenoli oltre a donare il sapore, il colore e l’aroma del vino durante la macerazione, riducono il consumo energetico degli zuccheri nel sangue e la pressione arteriosa. L’uva nera contiene il resveratrolo, antiossidante e antinfiammatorio, protegge i vasi sanguigni ed è fondamentale nei processi di rigenerazione cellulare e riparazione del DNA. I valori nutrizionale riconosciuti all’uva sono favolosi, è un ottimo alimento consigliabile per gli atleti, gli anziani e le persone anemiche e depresse, le persone stressate e gli studenti o chiunque si trovi a dover affrontare uno sforzo fisico e mentale. Se valutiamo le proprietà terapeutiche dell’uva, resteremo sorpresi: ha un effetto rimineralizzante, disintossicante, diuretico e lassativo, combatte l’anemia, l’artrosi e l’invecchiamento, facilita l’assimilazione del calcio. È adatto specialmente per le donne in gravidanza e durante la convalescenza, negli stati febbrili, ma anche per chi soffre di nefrite, stitichezza, malattie del fegato e dermatiti.

L’uva da vino nera e biologica è impiegata per una cura terapeutica chiamata ampeloterapia consiste nel sorseggiare un bicchiere o due di succo d’uva al mattino, fino ad arrivare a quattro o cinque chilogrammi al giorno, può durare fino a una settimana, a seconda del proprio appetito e del fabbisogno calorico. Viene praticata nei centri specializzati, meglio evitare il “fai da te”. L’ampeloterapia non è adatta a chi soffre di colon irritabile, diabete, a chi ha problemi renali o alle donne durante il ciclo mestruale.

Possiamo apprezzare lo stesso le proprietà depurative di questo frutto, limitando la cura dell’uva a una giornata o due la settimana, abbinandola a pasti leggeri a base di pesce, frutta e verdura fresca di stagione.

Ad esempio, possiamo inserire nella nostra alimentazione giornaliera, a colazione un frullato a base d’uva bianca e nera con frutta secca come noci e mandorle, per pranzo una manciata di riso nero e granella di pistacchio, una fresca insalata mista con indivia, insalata belga, radicchio, acini d’uva nera e dadini di melone, a cena una porzione di pesce azzurro scottato in padella e accompagnato da zucchine al vapore condite con olio d’oliva e un mix di semi di lino chia e maca, accanto a un succo di chicchi d’uva, completa con alcuni crostini di pane integrale. Alternative sane e deliziose, tutte da provare.

 

Articolo scritto

da Carmen Zedda Nutrizionista

e divulgatrice scientifica

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