L'importanza del fitocomplesso

L’importanza del fitocomplesso rispetto all’assunzione del singolo nutriente

L’interesse verso i prodotti e le fonti naturali è sicuramente una delle note positive degli ultimi anni.

L’attenzione della gente si sta concentrando sempre più in quella direzione, com’è giusto che sia, ma è importante a questo punto fare un distinguo e introdurre una nozione: quella di fitocomplesso.

Spesso, infatti, a causa degli stessi processi che hanno portato negli anni a una progressiva sofisticazione dei prodotti alimentari, si tende a dimenticare che proteine, carboidrati, vitamine e via discorrendo, ovvero i singoli elementi necessari a far funzionare il nostro corpo, non vanno considerati separatamente, come se fossero una mera astrazione.

In realtà l’interazione tra questi elementi, in una combinazione precisa, li rende più preziosi e importanti per il nostro organismo di quanto non sarebbero se isolati.

Non solo: quando il bilanciamento tra di essi non è ideale, facciamo fatica a innescare i meccanismi chimici necessari ad assimilarli in maniera corretta, con il risultato che dobbiamo attingere alle nostre riserve per riportare l’equilibrio, vanificando ogni beneficio.

Lo stesso errore appena descritto si compie spesso quando si parla di fonti naturali. Si considera solamente il principio attivo, il nutriente che rende la pianta importante a fini medici o alimentari. Si tratta però di una semplificazione eccessiva. Sarebbe più giusto prendere in esame il fitocomplesso, l’unione cioè tra questo principio attivo e i metaboliti secondari.

Con quest’ultimo termine si intendono tutte le sostanze che, pur essendo distinte dal principio attivo, ne aiutano l’attività, a partire dal suo assorbimento per terminare con l’eliminazione. L’azione armonica e dinamica tra principio attivo e metaboliti secondari è fondamentale e non possiamo deciderne di farne a meno senza conseguenze.

Proprio per questo è importante cercare di preservare il più possibile questo fitocomplesso negli integratori, evitando di affidarsi al solo principio attivo, perché senza quei metaboliti l’effetto sul nostro corpo non sarebbe lo stesso. Grazie all’integratore strutturale del fitocomplesso, la pianta può esercitare appieno le sue funzioni benefiche e le proprietà del principio attivo vengono massimizzate.

Se è rispettato il fitocomplesso, insomma, l’integratore riuscirà ad avere l’effetto che promette: e cioè ridurre la stanchezza, aiutare la memoria e la massa muscolare, evitare che le cellule si ossidino, fare sì che il colesterolo rimanga entro i livelli di guardia, a seconda dei prodotti e delle situazioni. Il singolo nutriente, da solo, non può garantire gli stessi effetti.

Articolo scritto da Carmen Zedda Nutrizionista e divulgatrice scientifica
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